L’illusione del “piano Colao”. L’economia circolare da motore europeo a puro “corollario”!

In questi giorni i media ci ripresentano con una certa insistenza l’importanza che il governo Conte darebbe alle considerazioni ed alle generiche proposte presentate in quello che viene definito il “piano Colao”, o meglio del “comitato” da lui presieduto.

Un lavoro di elaborazione di un gruppo composito di persone, istituito dal governo come fosse una “task force della società civile” con competenze diverse, che prende spunto dalla necessità di accreditarsi presso l’area governativa per trasferire un programma in forma cronologica di alcune proposte generiche, alcune già note da tempo, ed altri spunti aggiuntivi che tentano di indicare una sorta di “programma strategico nazionale” di rinascita socio-economica.

A nostro avviso in questo programma di diciannove punti sembra sfuggire del tutto la centralità delle scelte sovraordinate già effettuate dalla commissione europea e dal governo italiano con il Recovery fund, che pure presenta aspetti molto critici nella sua apparentemente poderosa consistenza finanziaria, nell’individuare i due temi centrali di investimento nella U.E. nellatransizione verso una economica sostenibile” e nella “transizione per la digitalizzazione”.

Invece nel piano citato tali obiettivi non sono stati assunti che marginalmente nei sei “progetti” sintetici in cui il primo di questi titolato “imprese e lavoro, motore dell’economia” elenca una serie di proposte per costruire infrastrutture “anche immateriali” (fibra ottica, rete 5G) con modalità autoritaria “attraverso leggi/protocolli nazionali di realizzazione non opponibili da enti locali”. Seguono ovviamente il sostegno alle PMI e le misure di urgenza economica mentre sono dedicate ben due righe e mezzo al tema centrale di una nuova “economia sostenibile”, sintetizzandola con la necessità di “completare la riforma del terzo settore” !!!!

Tale concetto è meglio esplicitato al punto 19, in cui si capisce meglio la residualità assegnata al tema centrale del prossimo ventennio che viene liquidata con tre banali punti sintetici:

Nonostante sia in corso già da due anni il processo di recepimento delle quattro nuove Direttive europee per l’avvio di una nuova Economia circolare, in cui il Parlamento è arrivato in extremis al limite temporale massimo del 7 luglio, questo processo non sembra essere affatto il perno dello sviluppo industriale “sostenibile” per il citato “comitato”.

Anzi sembrerebbe che non sia affatto a conoscenza della sequenza logica di questa nuova rivoluzione industriale basata sulla riprogettazione di materiali e prodotti e sulla revisione totale sia della filiera produttiva che di quella del consumo …. ed ovviamente del post-consumo. In questa fase finale la nuova centralità delle fasi della riduzione – del riutilizzo – del recupero di materia l’obiettivo dovrebbe concretizzarsi nella capacità di abbattere la produzione di rifiuti da inviare a smaltimento o recupero energetico e massimizzare sino a rendere preponderante la re-immissione nel ciclo produttivo dimateria prima secondariaal posto dellamateria prima vergine”.

Mentre il “comitato” al punto 31 declassa ad economia d’impresa” un processo generazionale che coinvolgerà nei vari ruoli le aziende produttrici – i cittadini consumatori – le istituzioni legislative e territoriali, oltre agli attori specifici impegnabili nelle fasi della riprogettazione di materiali e prodotti (designer – ricercatori – ingegneri – architetti) e nella riduzione ed ottimizzazione dei consumi (distribuzione – consumatori – commercianti) ed infine nella gestione del post-consumo (comuni – consorzi di recupero – impianti di riciclo e recupero).

Salvo esplicitare il punto 31 nel punto 37 “trasporto privato” con il sostegno alla filiera dei bio-carburanti con il “recupero di energia” dai rifiuti, una scelta praticamente opposta ai nuovi dettami di economia circolare sul sostegno al “recupero di materia” ed il definanziamento ai processi di combustione rifiiuti.

Non resta che concludere che riteniamo che la “società civile” pensante ed organizzata non si senta affatto rappresentata da questo “comitato”, del resto ispirato troppo pesantemente da soggetti imprenditoriali e del mondo finanziario che come sempre nelle grandi crisi cercano di “tirare una coperta oramai cortissima” ancora di più dalla loro parte …. al di là dei richiami patriottici alle “sorti nazionali” ed all’ambiente che resta ancora una volta un aspetto di “corollario” residuale piegato agli interessi della “grande impresa”.

Roma 9-6-2020

il presidente del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare:

Massimo Piras

 

 

 Roma 10 giugno 2020                                              

 Movimento Legge Rifiuti Zero per l’economia circolare

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