PGR Lazio, un Piano regionale di gestione dei rifiuti che nasce già obsoleto oltre che contraddittorio nei fatti.

COMUNICATO STAMPA del 9 agosto 2020 sul nuovo Piano Gestione Rifiuti del Lazio

Prendiamo atto che finalmente il nuovo PGR parte da una visione teorica strategica che dichiara di prendere ispirazione dal nuovo paradigma dell’economia circolare che valorizzi il riciclo ed il recupero di materiali differenziati, escludendo il ricorso a nuovi impianti di incenerimento, poi di fatto fa il contrario !!!

1- Si dichiara negli obiettivi strategici il punto primario è puntare al superamento dell’obiettivo medio regionale di Raccolta Differenziata per portare l’attuale 45% al 70% entro sei anni.

Quello che certamente balza agli occhi è che a fronte di questo imponente programma di azioni al 2025 il budget per i prossimi tre anni, che in fase di avvio rappresenta quella più impegnativa, veda stanziati appena 57 Milioni di Euro a fronte di centinaia di milioni di Euro stanziati per il mega-Compound di Colleferro per il recupero “di scarti indifferenziati dai TMB del Lazio” in improbabili materie prime-secondarie …. o meglio “rifiuti speciali” per senza alcun valore di mercato.

2- Altra enorme omissione alle norme vigenti risulta nel determinare il “Fabbisogno di impianti per il recupero di materia da frazione organica della Regione Lazio” redatto sulla base degli obblighi previsti dal DPCM 7-3-2016 a carico delle regioni in ordine all’impiantistica per il trattamento.

La raccolta differenziata dell’organico rappresenta la frazione più critica che necessità per le caratteristiche di putrescibilità dei rifiuti di una impiantistica al servizio dei centri abitati che consenta di minimizzare i trasporti e renderne più sostenibile la gestione. La frazione organica rappresenta il 39,4% del totale della raccolta differenziata della regione Lazio per un totale di 532.591,6 tonnellate.
Tenendo conto la quantità di rifiuti organici prodotti da R.D. sono 532.000 tonn ed invece negli impianti del Lazio quelli trattati nel 2018 sono stati circa 230.000 tonn, se ne deduce un fabbisogno impiantistico attuale di circa 300.000 tonn/anno, totalmente assente nella programmazione impiantistica e nel relativo stanziamento fondi. Infatti il calcolo del fabbisogno residuo impiantistico è solo uno degli obblighi derivanti dall’applicazione del DPCM 7-3-2016, dato che al comma 2 dell’art. 5 recita: “Le regioni, al momento della revisione dei piani di cui all’art. 199 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, individuano il valore specifico del fabbisogno residuo di impianti all’interno dell’intervallo riportato nell’allegato III e provvedono, nell’implementazione dei predetti piani, al soddisfacimento dello stesso scegliendo la tipologia, il numero e la localizzazione di massima degli impianti piu’ appropriati.”

3- La previsione di attivazione funzionale degli ATO provinciali già esistenti sarà legata ad una gestione di autosufficienza impiantistica, nello specifico obbligando in deroga anche RomaCapitale ad una “gestione autosufficiente del trattamento e dello smaltimento finale”.

Riteniamo che il principio sia ovviamente sacrosanto, essendo RomaCapitale con 3,5 Milioni di abitanti responsabile di circa il 60% dei rifiuti dell’intero Lazio . Ma questo comporterà la necessità di ripensare del tutto il ciclo dei rifiuti a Roma, basato sull’esportazione quasi totale del trattamento in impianti in tutta Italia, con un pesantissimo onere a carico dei cittadini ed una gestione dell’azienda AMA che risulta del tutto inefficiente. A nostro avviso tale previsione è legata nel PGR ad una visione superata di una gestione accentrata nei confini geografici, senza tener conto che ad esempio i Municipi di RomaCapitale sono già riconosciuti nello statuto della Città Metropolitana come “enti amministrativi” e che in prospettiva dovranno progressivamente assumere il ruolo di Comuni metropolitani, data la rilevanza demografica che oscilla nei 15 Municipi romani dai 140.000 ai 320.000 abitanti, dato ben superiore ad altri capoluoghi provinciali o regionali italiani!!!

Si osserva quindi che resta fondamentale all’interno del ATO Città Metropolitana Roma Capitale e dei 4 ATO provinciali la previsione di una ulteriore articolazione organizzativa in “Bacini Territoriali Ottimali” entro i 200-250.000 abitanti che rappresenta tuttora la nostra indicazione per la vera attuazione di una gestione “di prossimità” dei rifiuti urbani, limitando le capacità impiantistiche e le distanze chilometriche per il conferimento dei materiali differenziati o da smaltire raccolti nelle città.

4- Ma di fatto invece questo Piano punta soprattutto al ritrattamento degli scarti di rifiuti indifferenziati (Frazione Organica Stabilizzata + Scarti secchi di lavorazione) in esito dai TMB di Roma e del Lazio attraverso un mega compound a Colleferro da 250mila tonnellate annue, che addirittura dichiara di perseguire la produzione di Materia Prima Secondaria, in cui invece il principale prodotto è la Frazione Organica Stabilizzata raffinata da conferire in discarica…

L’obiettivo teoricamente perseguito si riferisce a quanto dispone la Direttiva 850/2018 che richiede che entro il 2035 non si debbano conferire in discarica oltre il 10% dei rifiuti urbani, ma di fatto si ridurranno solo in parte gli scarti finali in discarica come previsto nel rapporto ambientale approvato con DGR 592/2019 a pagina 311 e 312:

infatti a fronte degli INPUT (FOS + Sovvalli secchi da TMB) vengono evidenziati gli OUTPUT previsti :

  • BIOGAS da bruciare sul posto in co-generatori previsto dal 3,7 al 5,8%,
  • MPS (o meglio rifiuti speciali recuperati da vagliatura di sovvalli) dallo 0,8 al 9,4%
  • CSS da inviare ad incenerimento all’impianto S. Vittore od ai cementifici dal 3,5 al 5,6%,
  • FOS raffinata, da inviare infine a discarica, che è il componente principale dal 40 al 35%,
  • Smaltimenti ulteriori, forse dalla gestione del digestato liquido e solido, dal 14 al 12%

5. Nel PGR viene peraltro citata a sproposito la “Strategia Rifiuti Zero”, precisando che la Strategia Rifiuti Zero è un programma internazionale che da sempre di fatto esclude in linea di principio il “recupero di energia” dai propri obiettivi, essendo mirata di fatto al solo “recupero di materia” delle frazioni organiche attraverso il compostaggio aerobico ed il riciclaggio meccanico delle frazioni inorganiche.

Quindi l’elencazione di attività come la “massimizzazione del recupero di energia” serve solo a dare copertura alla costruzione di un mega bio-digestore anaerobico con la combustione del biogas ed all’invio del CSS per la combustione sia agli inceneritori esistenti nel Lazio che presso i cementifici, impianti che sono totalmente esclusi dalla suddetta Strategia Rifiuti Zero.
Questo scandaloso risultato è stato ottenuto anche grazie alla compiacente presenza nel gruppo progettistico VAS del responsabile scientifico della sedicente organizzazione “Zero Waste Europe” , che di fatto dichiara di perseguire teoricamente tutt’altro scopo sociale!

Conclusioni finali

Si ritiene che gli stessi indirizzi strategici indicati nel PGR approvato debbano essere rimessi in linea con gli indirizzi delle direttive europee sulla “economia circolare”, puntando a dare attuazione ad una corretta gerarchia di trattamento dei rifiuti in cui le fasi di prevenzione – preparazione al riutilizzo – riciclaggio – recupero di materia prevedano una corrispondente descrizione sia delle fasi realizzative delle infrastrutture occorrenti, sia delle risorse allocate per le stesse con la redazione di un cronoprogramma che ne renda credibile la loro concreta attuazione da qui al 2025.

Si ritiene che il puntare ancora strategicamente sul recupero di energia e sul trattamento meccanico, finalizzato in larghissima parte al conferimento in discarica, non punti affatto nella direzione annunciata di una “strategia rifiuti zero” verso “l’economia circolare”, ma di fatto l’obiettivo principale della Regione Lazio al 2025 resta la gestione del 55% della attuale frazione di rifiuti indifferenziati con l’aggiunto di una ulteriore ed inutile mega-impianto a Colleferro che va nella direzione opposta del principio di “prossimità” e di “autosufficienza” tanto declamato.

A nostro avviso occorre invertire le scelte strategiche, a partire ad esempio dalla previsione urgentissima della rete impiantistica per il trattamento della frazione organica differenziata del Lazio attraverso i primi dieci impianti di compostaggio aerobico di media dimensione (circa 30.000 t/a), utili al soddisfacimento dell’attuale e certificato fabbisogno residuo di 300.000 t/a, come prescrive il DPCM 7-3-2016, stabilendo oltre alla tecnologia ed alla capacità anche la relativa ubicazione per macro-aree.

Nel merito appare evidente che 250.000 t/a di frazione organica, contenute in questo fabbisogno residuo, sono quelle esportate nelle regioni del nord da parte di Roma Capitale, nel cui territorio dovrebbero essere ubicati almeno otto dei dieci impianti di compostaggio aerobico di media dimensione.

Tale previsione di localizzazione al momento si scontra con forti opposizioni popolari e con la presenza di vincoli di diversa natura sui territori di Roma Capitale e della Città metropolitana; tale nodo potrebbe essere sciolto con la presentazione di una apposita variante al PRG vigente – attraverso un processo di partecipazione dei cittadini da coinvolgere nell’intero processo decisionale – dato che ai sensi dell’articolo 177 comma 2 del D. Lgs. 152/2006 e smi “i servizi pubblici locali di natura ambientale e, in particolare, i servizi attinenti la gestione dei rifiuti urbani costituiscono attività di pubblico interesse” .

Ovviamente le risorse previste per il potenziamento della raccolta e del trattamento delle frazioni differenziate andrebbe totalmente rivisto, considerando che solo per le esigenze infrastrutturali di RomaCapitale al momento servirebbero circa altri ottanta centri di raccolta/isole ecologiche ed almeno una quarantina di centri di riuso distribuiti nei quindici municipi secondo la densità abitativa.

La stessa estensione generalizzata della raccolta domiciliare a Roma Capitale, unica scelta necessaria e funzionale all’abbattimento del 60% dei rifiuti indifferenziati del Lazio ed alla dismissione graduale dei tre TMB romani in esercizio, rappresenta un impegno finanziario che non può essere assolto solo dal bilancio comunale ma necessita di un forte impegno di fondi regionali certi e disponibili da ora al 2025.

Nel merito della costruzione di una gestione autosufficiente – sostenibile – decentrata del ciclo dei rifiuti a Roma abbiamo di recente illustrato in un webinar i principi di un nostro piano industriale rifiuti x Roma capitale, scritto insieme ad aziende che gestiscono e/o costruiscono impianti di trattamento in tutta Italia, non omettendo di inserire una possibile mappatura di dieci siti fuori dal GRA per l’ubicazione di dieci piattaforme integrate per il trattamento e lo smaltimento dei rifiuti sia differenziati che indifferenziati.

Aspettiamo una eventuale risposta da parte della sindaca Raggi, dell’amm.re unico di AMA Zaghis e della sua maggioranza capitolina, per un confronto su dati, costi ed ipotesi impiantistiche di dettaglio, essendo in procinto di presentarlo a settembre in un evento pubblico a tutte le organizzazioni cittadine

https://www.facebook.com/watch/?v=3098556923543782

https://roma.repubblica.it/cronaca/2020/07/25/news/roma_associazioni_a_confronto_su_come_affrontare_la_questione_rifiuti-262824118/

Roma 9-8-2020

il presidente del Movimento Legge Rifiuti Zero per l’Economia Circolare

© 2018 Movimento Legge Rifiuti Zero per l'Economia Circolare